..Città in rete è un'associazione culturale che si occupa di indagare gli aspetti territoriali delle città sotto il profilo urbanistico, sociale, economico ed ambientale
martedì 3 febbraio 2015
Accessibilità ospedaliera della Provincia di Enna
venerdì 28 novembre 2014
Seminario Opendata territorio Enna
Si terrà il 16 dicembre alle ore 15.00, presso l'Aula 10 dell'Università Kore di Enna, Facoltà di Ingegneria e Architettura, il seminario Opendataterritorioenna, dai dati geografici aperti occasioni di sviluppo per un territorio "intelligente". Approfondimenti, riflessioni e stimoli. Tra gli interventi in programma l'Associazione Città in rete presenterà lo studio sull'Accessibilità della rete ospedaliera della provincia di Enna, condotto a seguito dell'Accordo di partenariato siglato con la Provincia Regionale di Enna, a fine agosto 2014.
venerdì 21 novembre 2014
SmART City Italia a Palermo
giovedì 6 novembre 2014
ICity Rate 2014: la classifica delle città più smart
mercoledì 1 ottobre 2014
(Y + CH = ?) Press your opinion
SMART City Exhibition 2014
giovedì 28 febbraio 2013
Progetto Life+ 2013
proteggere, conservare, ripristinare, monitorare e favorire il funzionamento dei sistemi naturali, degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche, al fine di arrestare la perdita della biodiversità, inclusa la diversità delle risorse genetiche, all’interno dell’UE.
domenica 11 marzo 2012
Smart cities: le città intelligenti del futuro
sabato 11 febbraio 2012
Electronic Town Meeting a Palermo
Link al blog
Link al programma dell'eTM
Link alla guida del partecipante
lunedì 28 novembre 2011
Beni comuni oltre la crisi
mercoledì 21 settembre 2011
Stato della (non) pianificazione in Sicilia
Il Piano Regolatore Generale, com’è noto, è lo strumento urbanistico più importante e regola l'attività edificatoria e le destinazioni d’uso del suolo in un territorio comunale. La Legge n. 1150 del 1942 introduce una pianificazione a vari gradi con estensioni territoriali variabili e attribuisce, per la prima volta, ai Comuni precisi poteri in materia di pianificazione territoriale e urbanistica. Nonostante le successive leggi che integrano e/o modificano la Legge Urbanistica nazionale e l’approvazione della Legge Urbanistica Regionale n. 71 del 1978, il PRG è ancora oggi il principale strumento urbanistico di governo del territorio nella nostra regione. La lettura dello stato della pianificazione comunale in Sicilia ci aiuta a capire il livello in cui versano i Comuni nel processo di pianificazione. L’esame dei dati, aggiornato al 31/12/2009, rivela che su 390 Comuni siciliani il 17,18 % (pari a 67 Comuni) ha ancora in atto uno strumento urbanistico antecedente la Legge Urbanistica del ’78, mentre l’82,82% (323 Comuni) risulta successivo al 1978. Gli strumenti urbanistici presenti nei Comuni siciliani, in realtà, oltre ai PRG, comprendono i Piani Urbanistici Comprensoriali (PUC) e i Programmi di Fabbricazione (PdF), diversi dai primi per quanto concerne obiettivi, contenuti e procedure. I PRG costituiscono circa il 50% degli strumenti urbanistici presenti nei Comuni siciliani e, se consideriamo la durata quinquennale dei vincoli predisposti all’esproprio dei piani, soltanto il 18,78% dei PRG vigenti ha i vincoli non ancora scaduti [Treppiedi, Aluia 2009]. Analizzando il numero annuale dei provvedimenti di approvazione dei PRG, emerge che in media vengono approvati dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente (decennio 1999-2009), circa 12 piani all’anno, troppo pochi.
martedì 13 settembre 2011
MedLab: Seminario Regionale Conclusivo
domenica 10 aprile 2011
Visioni e narrazioni tra L'Aquila e il Belice - cineGENERAZIONI precarie
venerdì 7 gennaio 2011
Le competenze del pianificatore territoriale

Le principali competenze in materia di urbanistica e pianificazione del territorio, storicamente legate alla professione di architetto e dell’ingegnere, sono state recentemente attribuite alla figura del pianificatore territoriale, dal DPR 5 giugno 2001, n. 328 recante “Modifiche ed integrazioni della disciplina dei requisiti per l'ammissione all'esame di Stato e delle relative prove per l'esercizio di talune professioni, nonché della disciplina dei relativi ordinamenti”. In particolare tale decreto ha istituito il nuovo Ordine professionale. Tuttavia occorre fare chiarezza sull'attività professionale dei pianificatori.
L’art. 15 del DPR disciplina le sezioni e i titoli professionali nell’albo professionale dell’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, istituendo le sezioni A e B.
La sezione A e' ripartita nei seguenti settori, a cui spettano i seguenti titoli:
a) architettura, titolo di “architetto”;
b) pianificazione territoriale, titolo di “pianificatore territoriale”;
c) paesaggistica, titolo di “paesaggista”;
d) conservazione dei beni architettonici ed ambientali “conservatore dei beni architettonici ed ambientali”.
La sezione B invece:
a) architettura, titolo di “architetto junior”;
b) pianificazione, titolo di “pianificatore junior”.
L’art. 16 riguarda, anche se in maniera molto generica, le competenze professionali degli iscritti, distinte per le due sezioni.
SEZ. A PIANIFICAZIONE TERRITORIALE
a) la pianificazione del territorio, del paesaggio, dell'ambiente e della citta';
b) lo svolgimento e il coordinamento di analisi complesse e specialistiche delle strutture urbane, territoriali, paesaggistiche e ambientali, il coordinamento e la gestione di attivita' di valutazione ambientale e di fattibilita' dei piani e dei progetti urbani e territoriali;
c) strategie, politiche e progetti di trasformazione urbana e territoriale.
SEZ. B PIANIFICAZIONE
1) le attivita' basate sull'applicazione delle scienze volte al concorso e alla collaborazione alle attivita' di pianificazione;
2) la costruzione e gestione di sistemi informativi per l'analisi e la gestione della citta' e del territorio;
3) l'analisi, il monitoraggio e la valutazione territoriale ed ambientale;
4) procedure di gestione e di valutazione di atti di pianificazione territoriale e relativi programmi complessi.
Per meglio definire le competenze della professione, riportiamo uno stralcio del profilo professionale riportato sul sito dell’Assurb, Associazone nazionale degli urbanisti e dei pianificatori territoriali e ambientali:
Il posizionamento delle competenze nei confini classici
In merito alle competenze specifiche, la posizione dell’Assurb è che all’iscritto all’Ordine APPC sia nella Sezione A, Settore «Pianificazione territoriale», che l’iscritto junior nella Sezione B, Settore «Pianificazione», spettano tutte le competenze riguardanti la pianificazione territoriale e urbanistica a tutte le varie scale e nelle varie dizioni che dalla legge urbanistica nazionale del 1942 arrivano sino a quelle delle recenti legge regionali (indipendentemente dalla dizione che gli strumenti assumono in queste realtà), comprese tutte le attività di pianificazione a queste assimilabili in qualsivoglia declinazione effettuate: dal Piano di lottizzazione, al PEEP, al PIP, al PP, al PdR, al PRG, ai Piani di settore, ai Piani territoriali provinciali, ai Piani territoriali di indirizzo regionali, ecc. oppure al Piano strategico, al Regolamento urbanistico, al Piano operativo, al Piano dei servizi, al Piano di assetto del territorio, al Piano degli interventi, al Piano generale del territorio, ai Piani del traffico, ai Piani della sicurezza, ecc., compresi ovviamente i relativi regolamenti applicativi. Ma la competenza comprende anche tutte le Valutazioni ambientali (VIA e similari), di incidenza (VIncA e similari), dei piani e programmi sull’ambiente (VAS); quelle economico-finanziarie, ecc.. Non è, e non può essere di competenza, del pianificatore la specifica progettazione edilizia o i calcoli strutturali o la progettazione delle opere infrastrutturali. Anche se, in questo campo, almeno per quanto riguarda alcuni aspetti, alcuni confini sono sovrapponibili a più competenze.
... e poi l’identificazione in confini più evoluti
Fino a che punto si può spingere un pianificatore territoriale oltre a questo primo pacchetto di competenze ‘classiche’? Certamente verso i recenti strumenti della cosiddetta famiglia dei piani complessi e della programmazione negoziata – così come denominati nei vari provvedimenti ministeriali o regionali – che hanno un robusto contenuto di pianificazione sia territoriale che urbanistica, tanto che alcune volte prevedono di andare in variante ai piani urbanistici vigenti; e poi verso la piena applicazione del DPR 380/2001 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) che all’art. 22 (Interventi subordinati al rilascio della dichiarazione di inizio attività), in sintesi, afferma che se un piano attuativo è completo di tutte le indicazioni di volume, superficie, sagoma, ecc. degli edifici, per questi ultimi non serve più il Permesso di costruire ma la semplice DIA. Nei piani attuativi, infatti, ci si spinge normalmente sino alle prescrizioni o alle indicazioni specifiche per le sagome edilizie e per le opere di urbanizzazione e per la sistemazione degli spazi pubblici. In questa stessa tipologia rientra, per esempio, anche il SUAP, se applicato in variante di piano, come previsto dalla legge istitutiva, che è infatti, prima di tutto, un progetto urbanistico. E poi dipende da laureato a laureato. Il laureato con il diploma di geometra o di perito edile non perde e non può perdere comunque le proprie competenze acquisite con il ciclo delle scuole superiori.
Sitografia:
www.cnappc.archiworld.it
www.urbanisti.it
sabato 18 dicembre 2010
Tagli ai fondi per Parchi e Riserve in Sicilia
martedì 30 novembre 2010
Città in Protesta
martedì 9 novembre 2010
Manifestazione Nazionale a L'Aquila
MANIFESTAZIONE NAZIONALE L'AQUILA chiama ITALIA
SABATO 20 NOVEMBRE ORE 14
L'Aquila come epicentro di un Italia in perenne stato di emergenza ambientale, occupazionale, legale ed economica.
Per informazioni e adesioni: http://www.anno1.org/
Guarda il video su: http://www.youtube.com/watch?v=bPGfCEq_iok
giovedì 8 aprile 2010
La città è fuori controllo

E’ soprattutto nei Paesi in via di sviluppo che il fenomeno dell’urbanizzazione è a dir poco allarmante e nelle città di questi Paesi si concentra la crescita urbana, a causa dei contadini che abbandonano le campagne alla ricerca di migliori condizioni di vita concentrandosi nelle baraccopoli ai margini dei grandi centri urbani, facendo i conti con malattie, delinquenza e precarietà alimentare senza alcuna garanzia di una vita dignitosa. Obiettivo della Campagna urbana è quello di sostenere la formazione di partenariati tra politica e finanza, riunendo gli attori interessati dalla crescita delle politiche pubbliche e degli investimenti privati in materia urbanistica. Si vorrebbe creare un punto di incontro tra gli abitanti delle bidonville e i grandi gruppi industriali, ma sorgono dei dubbi sul tipo di “diritto alla città” progettato da questa conferenza.
Altre soluzioni e altri percorsi sono stati discussi durante il parallelo Forum urbano sociale, tenutosi negli stessi giorni sempre a Rio. Obiettivo, lo scambio di esperienze e buone pratiche urbane e la costruzione di una rete forte e solidale tra attori provenienti dalla società civile. Laboratori autogestiti, esposizioni, proiezioni ed eventi vari per denunciare le distorsioni della crescita urbana basata sul mercato, dalla criminalizzazione dei migranti alla militarizzazione delle periferie, dai conflitti ambientali all’espulsione delle popolazioni locali.
All’Onu invece vorrebbero rifondare le città attraverso gli stessi strumenti che le hanno devastate, ripetendo, in un certo senso gli errori fatti in passato nei Paesi occidentali. Nella Dichiarazione approvata dal Forum sociale, il diritto alla città è un obiettivo da perseguire attraverso la partecipazione democratica e la giustizia sociale. «Per concretizzare il diritto alla città dobbiamo cambiare la logica stessa dei centri urbani», ha dichiarato Guilherme Marques, organizzatore del Forum.
Che fare? Alcune soluzioni da adottare, in quei Paesi dove il fenomeno sta raggiungendo livelli allarmanti, dovrebbero essere rivolte a sostenere l’agricoltura incentivandola, cercando di arginare il problema a monte. Inoltre bisognerebbe dare maggior peso alla sostenibilità delle città, riducendo il consumo di suolo e puntando al rispetto dell'ambiente per cercare di rispondere all'urbanizzazione sempre più fuori controllo. La pianificazione territoriale ed urbanistica deve essere fatta da chi realmente ne ha le competenze con il contributo della partecipazione e della giustizia sociale. I Paesi del terzo mondo se non effettuano un inversione di tendenza rischiano di commettere gli stessi errori urbanistici che negli anni passati si sono commessi nei Paesi industrializzati e questo si può e si deve evitare.
Marcello Blanda











