..Città in rete è un'associazione culturale che si occupa di indagare gli aspetti territoriali delle città sotto il profilo urbanistico, sociale, economico ed ambientale

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venerdì 21 novembre 2014

SmART City Italia a Palermo

[smART city Italia > Palermo]

Si terrà nel centro storico di Palermo il 27, 28 e 29 novembre 2014 SmART City Italia, un'iniziativa organizzata da EnergiaMedia e il Comune. Palermo, città emblematica di bellezze e contraddizioni italiane, lancia il progetto con un grande evento in grado di coinvolgere cittadini, imprese, istituti di ricerca e istituzioni.

3 giorni e 2 notti per scoprire le città del futuro e il forte legame esistente tra tecnologia, arte e servizi sempre più evoluti per i cittadini. Di giorno: incontri con istituzioni, esperti, imprese, università, start up. Di notte: vie, piazze, palazzi e chiese aperte per due notti bianche di arte, musica e  tecnologie nel cuore storico di Palermo.

venerdì 6 giugno 2014

USE - IT Palermo (free maps for young travellers made by locals)

[Use-It Map]

USE-IT Palermo, è un progetto di “fruizione integrata” della città rivolto ad un target di giovani viaggiatori: una mappa turistica alternativa, gratuita e non commerciale, insieme ad un sito internet ed un info-desk dedicato. L’iniziativa, finanziata dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Palermo, è stata promossa dal Cowork Re Federico, publisher ufficiale della mappa e rappresentante unico per la città di Palermo nella rete USE-IT Europe, un network in continua espansione che conta più di trenta città, italiane e straniere. Obiettivo della rete è la diffusione d’informazioni turistiche indipendenti rigorosamente redatte da persone del posto e “mirate” ad un segmento specifico del popolo dei viaggiatori, quello dei giovani turisti (free maps for young travellers made by locals). 

venerdì 30 maggio 2014

Use-It Palermo, un progetto di “fruizione integrata” della città per giovani viaggiatori

Santuzza Reloaded
[illustration by Raffaella Campanella]

Martedì 3 giugno ore 12.00 presso l’Archivio Storico Comunale a Palermo un team di giovani architetti palermitani presenterà USE-IT Palermo, un progetto di “fruizione integrata” della città rivolto ad un target di giovani viaggiatori: una mappa turistica alternativa, gratuita e non commerciale, insieme ad un sito internet ed un info-desk dedicato. In occasione della conferenza stampa verrà presentato anche il sito palermo.use-it.travel ed il programma degli eventi previsti per il week-end del sette e otto giugno per la promozione dell’iniziativa.

Contatti:

mail: palermo@use-it.travel


venerdì 2 maggio 2014

Pedonalizzazione del Centro Storico di Palermo

Estratto rielaborato dal testo I Cantieri di Fa' la cosa giusta (sito web, Ass. Culturale Città in rete, 2012) e pubblicato sul bollettino del Comitato Civico Cominciamo dal Quartiere, Today Quartieri, sia on line (n.16/2014) che in copia gratuita (aprile/maggio 2014).   

Il tema della pedonalizzazione dovrebbe essere uno dei più discussi nell’ambito delle politiche urbane palermitane riguardanti la parte di città più antica: il centro storico. Operare per mezzo di microinterventi è una delle possibili alternative progettuali. Si sperimenterebbe così, anche se a piccole dosi, qualcosa che è molto vicino ai cambiamenti dei nostri stili di vita: priorità al pedone piuttosto che all’auto; minor inquinamento atmosferico e acustico; migliore fruibilità per attività commerciali e spazi pubblici; riappropriazione dei tempi e dei ritmi della città antica, dei vicoli, dei cortili, del suo valore storico e artistico; etc.. Operare in tal senso su tutto il centro storico, significa attuare appropriati processi di riqualificazione e rigenerazione urbana; indagare tutte le componenti e le dinamiche che interagiscono con gli aspetti legati alle valenze ambientali, al tessuto urbanistico, alle specifiche emergenze monumentali e al tessuto sociale, economico e culturale, composto da chi abita questi spazi o da chi in vari modi ne è fruitore. Tuttavia, è necessario un confronto con il resto della città, soprattutto con gli ambiti urbani a diretto contatto. In molte città, dove è stata operata la chiusura parziale o integrale del centro storico, si sono attuati preliminarmente alcuni provvedimenti in grado di garantire, a tutti gli abitanti, condizioni di vivibilità urbana soddisfacenti.
ph. Via Maqueda 2014

venerdì 25 aprile 2014

Gangi, Borgo dei Borghi 2014

E' Gangi, in provincia di Palermo, il Borgo dei Borghi 2014. Il centro madonita si è aggiudicato il titolo di Borgo più bello d'Italia al concorso nazionale indetto dalla trasmissione televisiva "Alle Falde del Kilimangiaro" di Rai Tre. Di particolare bellezza il centro storico con il tessuto urbano che segue l'andamento del terreno e che offre numerosi luoghi d'interesse, come il castello, la chiesa madre e i palazzi nobiliari. 

Complimenti alla comunità locale che ha saputo preservare il suo centro storico, le tradizioni e i prodotti tipici locali, puntando a diventare un importante centro turistico della Provincia di Palermo.


[Tessuto urbano - Gangi (PA)]

venerdì 14 febbraio 2014

Mappa degli edifici degradati e/o pericolanti del Centro Storico di Palermo

Dopo i recenti crolli in Vucciria, a piazza Garraffello, e le indagini della magistratura sulle responsabilità dei proprietari che non hanno effettuato i lavori di ristrutturazione degli immobili del Centro Storico, a Palermo è ritornato alla luce un vecchio problema, quello degli edifici pericolanti. Ci sono parti del Centro Storico dove il tempo si è fermato e sembra che i bombardamenti della seconda guerra mondiale siano stati ieri. Una mappa redatta da Comune di Palermo, Settore Città Storica, ha classificato gli immobili del Centro Storico in base al tipo di degrado. 228 sono gli edifici ritenuti pericolanti urgenti, 329 gli edifici pericolanti e 901 edifici degradati. 
E' possibile che una città candidata a Capitale Europea della Cultura, prima, e Patrimonio Unesco, dopo, non abbia ancora messo in sicurezza il proprio centro antico, cuore della città?


[Comune di Palermo - Città storica]


giovedì 11 aprile 2013

Quando la rigenerazione urbana provoca la gentrification locale


[Piazza Magione, fonte Amo Palermo]

Attraverso lo studio e l’analisi dei processi di trasformazione della città è stato possibile evidenziare alcuni fenomeni che sono caratterizzati da un’elevata mobilità demografica all’interno del tessuto urbano e da corrispondenti e significative trasformazioni a livello edilizio, determinando a sua volta eventi di rigenerazione urbana. Oggi sempre più, girando per le città italiane e soprattutto a Palermo, si nota come la rigenerazione urbana si stia sviluppando a macchia d’olio sul territorio edificato. Tale evento, provocato da una riqualificazione e da un recupero del contesto cittadino, è richiesto a gran voce soprattutto dai cittadini che vivono giorno dopo giorno la città. È un fenomeno multidimensionale, innovativo e integrato, in cui gli elementi di riqualificazione urbanistica ed architettonica si intrecciano strettamente con la cultura, l'economia e l'organizzazione sociale della città.

lunedì 19 novembre 2012

I Cantieri di Fa' la cosa giusta

Le tre giornate di Fa' la cosa giusta che si sono svolte tra il 19 e il 21 ottobre ai Cantieri Culturali della Zisa di Palermo, hanno permesso alla città, e a chi da diverse parti della Sicilia era presente, di ragionare su temi importanti che interessano gli stili di vita della collettività quali: sostenibilità ambientale ed economica; agricoltura ecologica; commercio equo e solidale; città, territorio, architettura e desing; etica e consumo critico; salute, meditazione e spitirualità; etc.. Tre giornate ricche di incontri, convegni, laboratori, proiezioni e mostre che hanno permesso di vivere gli spazi dei Cantieri facendo, appunto, la cosa giusta.    
Giusta o sbagliata che sia, una cosa è certa: palermitani e non si sono ritrovati fruitori di uno spazio che da tempo era stato sottratto alla città, nonché a chi da ogni parte della Sicilia conosce e vuole sperimentare con maggiore forza le potenzialità dei Cantieri. 

[Foto: mondellolido news - ph. Alessia Gatta]

mercoledì 7 dicembre 2011

Analisi e utilizzo degli spazi pubblici nel Centro Storico di Palermo: il quartiere dell’Olivella

Stralcio della tesi di laurea di Francesco Gravanti e Dario Tramontana
Università degli studi di Palermo - Facoltà di Architettura
CdL in Pianificazione Territoriale Urbanistica e Ambientale
a.a. 2010-2011

La tematica del rapporto tra lo spazio pubblico e l’uso privato è un tema complesso, soprattutto ai giorni nostri, caratterizzati da molteplici interessi di vario genere: economico, speculativo, finanziari che si mischiano con quelli di carattere storico, culturale, sociale, turistico e di svago. L’interesse per gli spazi pubblici, la loro rappresentatività, il loro modo di viverli, le relazioni tra di essi, il modo in cui si presentano ai cittadini, il loro carattere di funzione pubblica dalla quale ne prendono il termine sono i tratti essenziali di questa ricerca; questi interessi pongono delle domande importanti che ci consentono di capire quali siano e se vi siano dei legami di interazione tra la funzione pubblica e quella privata.

L’area oggetto di analisi è quella dell’Olivella che si trova nel centro storico di Palermo. Essa si presta in maniera ottimale a tutte le nostre domande poiché ha subito trasformazioni nel corso dei secoli abbastanza notevoli sul piano culturale, economico, sociale e morfologico che hanno cambiato l’intero volto del quartiere e degli spazi limitrofi ad esso.

In seguito ad un monitoraggio degli spazi pubblici nel centro storico, ad una analisi storico/morfologica e urbanistica che ci ha consentito di capire quali siano stati i processi che hanno portato alla formazione degli spazi pubblici si è cominciato ad analizzare la tematica riguardante il vero e proprio uso dello spazio pubblico. 

                                             [Evoluzione degli spazi pubblici]

lunedì 7 febbraio 2011

L'innovazione del Piano

Il 17 e 18 Febbraio 2011 avrà luogo a Palermo il convegno su:
L’INNOVAZIONE NEL PIANO
Nuovi strumenti e nuovi metodi per la pianificazione delle città e dei centri storici della Sicilia.
Sede del convegno: ex Cinema Edison, Albergheria, piazza Napoleone Colajanni.

Scarica il programma

giovedì 23 settembre 2010

Main_Off Ballarò\Albergheria


Venerdì 24 settembre a ballarò, dalle ore 18, MAIN_OFF 7° Congresso delle Musiche e delle Arti Elettroniche Indipendenti con:
Stasi, Dj Naiff, Hatori Yumi, Static Waves + Igor Scalisi Palminteri, Dj Tronica, Erik Honerek, P.A.T.R.I.Z.I.A. (Love Dance), Zetabass, Camillo Amalfi e AUDIO/VIDEO INSTALLATION.
Dalle ore 19 in poi, in via San Nicolò (accanto P.zza Ballarò), si potranno vedere e ascoltare le interviste che raccontano Palermo ed i suoi spazi, con la proiezione del video Oltre gli spazi.

martedì 4 maggio 2010

Riflessioni sulle politiche sul centro storico di Palermo dal 1945 ad oggi (II parte)

Dal 1978 cominciarono i lavori per il Piano programma del centro storico di Palermo, affidati a Giancarlo De Carlo, Umberto Di Cristina, Giuseppe Samonà e Annamaria Sciarpa Borzì. Il piano fu adottato nel 1981; tale strumento si poneva come elemento di contrasto tra le politiche passate (assenti o quasi) ed il nuovo clima culturale volto all’analisi dei valori storico-iconologici e socio-culturali, finalizzata ad un recupero organico del centro antico.. Il piano programma è una variante al Piano regolatore generale, si struttura in contesti omogenei ed attraverso le “schede critiche” fissa le variabili e le invarianti urbane, adottate a tempo indeterminato dal Comune, ma affida alla formazione di piani di recupero triennale il carattere esecutivo; un esempio è il Piano particolareggiato “Castello S. Pietro”(adottato nel 1981 ma mai approvato). Nel definire le modalità d’intervento,il piano rimanda alla Regione “la promulgazione di una legge finanziaria o attuativa speciale per queste opere di immediato intervento”. Esso si pone come strumento conoscitivo e di coordinamento per i vari interventi di recupero da eseguire nel centro storico.

Anche se non potè produrre effetti apprezzabili (tranne alcune realizzazioni di piccole dimensioni urbane) proponeva una riorganizzazione del sistema dei trasporti pubblici e conteneva già alcuni principi ispiratori del “Piano particolareggiato esecutivo del Centro Storico di Palermo” (1993).
Il programma non risultò efficace per fermare l’esodo dal centro degli ultimi 50 anni; la popolazione rilevata nel censimento ISTAT 1991 sulla I circoscrizione (i quattro mandamenti del centro storico) si attestava sui 24.000 abitanti, e il dato confermò il trend negativo ma vi è stato un rallentamento dell’abbandono.Secondo i criteri delle leggi regionali n. 70/76 e n. 71/78 e della legge nazionale n. 457/78, e della consolidata cultura del restauro, fu redatto, da Luigi Benevolo, Italo Insolera e Pier Luigi Cervellati, il piano particolareggiato. Con decreto di approvazione dell’Assessorato al Territorio e dell’Ambiente della Regione Sicilia, del 13 luglio 1993 , entrò in vigore il “Piano particolareggiato del Centro Storico di Palermo”, con l’esclusione delle aree comprese negli strumenti normativi precedenti (il piano particolareggiato Castello S. Pietro per il mandamento Castellammare).

Le norme del P.P.E. fanno riferimento all’unità edilizia che ha una propria individualità storica esistente o recuperabile al fine di perseguire una logica di recupero totale, introducendo tra le modalità d’intervento della legge nazionale n. 457/78 il ripristino, il ripristino tipologico (ri-proposizione tipologica) e quello filologico (ri-proposizione integrale); inoltre, indica le demolizioni senza ricostruzione, da trasformare in spazi di uso comune,e delle superfetazioni non storicizzate.

Il piano asserisce l’importanza del mantenimento delle storiche attività commerciali ed artigianali organizzate nei mercato o nelle vie dei mestieri, delle attrezzature culturali, sociali e scolastiche, religiose, civili, collettive, dei servizi burocratici ed amministrativi.Gli obiettivi del programma sono rivolti: alla difesa del disegno urbano storico; alla valorizzazione del segno urbano della città murata; all’eliminazione della circonvallazione a mare, alla sistemazione della Cala e del fronte a mare del centro storico; alla creazione di un sistema del verde a monte e ri-organizzazione del traffico di passaggio; alla sistemazione del piano del Palazzo delle Aquile; alla tutela dello spazio semirurale del Papireto, unica per tipologia all’interno del perimetro murario; all’integrazione degli spazi inedificati con il sistema degli spazi pubblici; ed infine alla connessione dei manufatti e aree archeologiche all’organismo urbano.

Il piano particolareggiato istituisce un apparato amministrativo con l’Assessorato al Centro Storico, con il compito di gestire e controllare le trasformazioni urbane.

L’emanazione della legge regionale n. 25/93 dichiara la pubblica utilità del recupero del centro storico di Palermo e finanzia lo stesso; inoltre vincola il comune: ad acquisire e recuperare edilizi fortemente degradata, da destinare con particolare riguardo alla residenza; ad acquisire e recuperare edilizia monumentale da destinare a finalità pubbliche; a recuperare edifici le cui caratteristiche richiedano particolari interventi utili a fornire modelli-guida per gli altri operatori; a realizzare reti tecnologiche di sottosuolo ed insiemi organici di spazi aperti; all’approvazione di un programma d’uso del patrimonio comunale del centro storico; ad istituire un parco alloggi pubblico in cui trasferire gli abitanti residenti temporaneamente trasferiti

La legge finanziaria stanzia circa 50 milioni di euro per incentivare il recupero dell’edilizia privata ricadente nel piano particolareggiato, escludendo alcune categorie di contributo, invece, per quelli inseriti in aree soggette ai piani particolareggiati precedenti, il comune, di conseguenza, emana dal 1995 al 1999 4 bandi pubblici per la re-distribuzione dei fondi, tramite graduatorie, della legge regionale n. 25/93. Al fine di agevolare il recupero del centro storico sono stati dimezzati gli oneri di urbanizzazione e i costi di costruzione, sono ammessi al contributo persone fisiche e cooperative (condomini), formatisi ai sensi della legge regionale n. 71/78, ed esclude imprenditori o cooperative edili; il fine è quello d’impedire una facile speculazione oltre che sul valore del suolo anche sui costi di recupero.

L’erogazione del contributo ai beneficiari è subordinata, per i residenti e non che abbiano la piena disponibilità dell’immobile, per i primi ad abitare l’immobile per i successivi dieci anni, per i secondi ad usare personalmente l’immobile secondo le destinazioni d’uso prevista nello strumento urbanistico. Per i beneficiari non residenti e che non abbiano la piena disponibilità dell’immobile grava l’obbligo o di abitare o di mantenere l’immobile in regime di locazione, ai sensi della legge nazionale n. 392/78 sull’equo canone, per i successivi dieci anni dalla fine dei lavori di recupero. Il controllo all’adempimento di tali oneri viene affidata alla facoltà dell’amministrazione comunale; questo quadro normativo indica la particolare attenzione all’aspetto dell’uso e della residenza in linea al recupero socio-demografico del centro antico. Il piano incentiva il recupero dell’edilizia di proprietà privata stanziando circa 50 milioni di euro, e vincola il beneficiario all’utilizzo diretto previa la decadenza del contributo; concede gli stessi contributi anche a cooperative (condomini), formatisi ai sensi della legge regionale n. 71/78, e ne dispone vincoli per l’utilizzo.
Inoltre, esso esplicita che non potranno accedere al contributo imprese o cooperative edili; il fine è quello d’impedire una facile speculazione oltre che sul valore del suolo anche sui costi di recupero; si orientano così politiche pubbliche che ostacolino gli scopi di lucro su un bene primario, qual è la casa.

mercoledì 3 marzo 2010

Riflessioni sulle politiche sul centro storico di Palermo dal 1945 ad oggi (I parte)

Dall’analisi delle modalità della ricostruzione post-bellica della città di Palermo e della gestione pubblica dei successivi piani e programmi regolativi emerge come i propositi normativi e urbanistici siano stati deformati nell’affrontare le grosse trasformazioni delle città italiane; fenomeno, questo, comune alle aree metropolitane del centro-sud Italia.
Alla fine del XIX secolo si crearono le condizioni per forti migrazioni interne ai sistemi territoriali, da monte a valle, dalle campagne alla città; la popolazione di Palermo passò da197.244 abitanti nel 1861 a 411.692 (di cui 118.673 nei quattro mandamenti), nel 1936, concentrata in larga parte nel centro (tra l’Oreto e piazza Politeama) il resto sparsa nelle numerose borgate della Conca d’Oro.
L’entrata dell’Italia in guerra nel 1940 portò la città a subire violenti bombardamenti per i successivi tre anni causando l’arresto della crescita demografica, che negli anni ’30 era stata molto rapida (4.600 ab. l’anno), ed il blocco quasi totale delle realtà industriali più importanti, quale quelle cantieristiche. La parte più colpita dai bombardamenti fu quella a mare, i mandamenti Castellamare e Tribunali nel centro storico, sede delle attrezzature portuali.
Se nel 1939 era stato redatto, tramite pubblico concorso, il nuovo Piano regolatore generale della città e nel 1942 emanata la prima legge urbanistica nazionale (1150/42), l’emergenza della ricostruzione fece accantonare i propositi razionalizzanti dei fenomeni suddetti. Lo strumento d’emergenza fu il Piano di ricostruzione del 1946, i cui effetti si sentirono più nella direzione della nuova edificazione che in quello del recupero dell’esistente. La popolazione del C.S., dopo i massimi storici del dopoguerra ( 136.943 ab. nel 1949), diminuì sensibilmente col passare del tempo a causa di una mancata politica del recupero del tessuto edilizio almeno fino alla soglia del 1980.
Nel secondo dopoguerra riprendeva la crescita demografica, che generò ed acuì una domanda pregressa di vani abitativi. Si accese nuovamente, in una scala maggiore e senza precedenti, il motore delle costruzioni edilizie secondo criteri speculativi piuttosto che d’interesse pubblico e/o generale.
Per creare un contrappeso al mercato immobiliare (in rapida crescita in tutte le maggiori città italiane) e far fronte alla necessità di alloggi, vennero emanate le leggi nazionali n.167/62 e la n. 1179/65, rispettivamente per l’acquisizione di aree e per la costruzione di edilizia economica e popolare. Queste rispondevano all’esigenza di reperire nuovi alloggi residenziali e creare un demanio pubblico per l’offerta di alloggi economici. A Palermo la scelta di localizzare dette aree lontane dal centro consolidato della città, determinò effetti moltiplicatori del mercato immobiliare delle aree intermedie; l’assenza di servizi di quartiere e di trasporto pubblico adeguati (nei cosiddetti quartiere dormitorio), le opere di urbanizzazione primaria, che attraversando le aree intermedie riducevano i costi di costruzione di queste ultime, portarono inevitabilmente alla loro costruzione per riconnettere i servizi della città consolidata alle lontane periferie. Le scelte pubbliche del periodo, che si protraranno fin dopo il 1980, verranno denunciate come “il sacco di Palermo” cioè la svendita del patrimonio paesaggistico della Conca d’Oro agli interessi, di nicchia, del mercato edilizio.
Questo contesto generale è seguito dall’assenza di politiche per il recupero del C.S.
La stessa gente che abitava i quattro mandamenti fu costretta a migrare verso condizioni abitative e ambientali migliori. Dal 1949, in cui gli abitanti dei quattro mandamenti erano 136.943 (massimo storico), si assistette ad un costante flusso migratorio verso altri parti della città che si andavano formando; nel 1951, erano arrivati a 125.294 gli abitanti; nel 1961, 106.838 ab. ; nel 1971, 53.018 ab. ; nel 1981, 38.960 ab.
La popolazione di Palermo nello stesso periodo aumentò di 221.011 unità, passando così da 480.545 nel 1949 a 701.556 nel 1981; l’esodo dal centro storico, nel frattempo, contò 97.983 abitanti. L’offerta di nuove abitazioni di edilizia economica e popolare, aveva lo scopo di adeguare il rapporto stanze/abitante (che passa da 0,57 a 1,25 stanze per abitante in trenta anni) ed offrire alloggi economici, per garantire un’abitazione alle fasce più disagiate della popolazione.
Questa operazione tracciò le nuove linee di espansione della città, in tutte le direzioni a macchia d’olio, vennero costruiti negli anni i vari quartieri ZEN, Borgo Nuovo, Sperone, Bonagia, Falsomiele, etc. decretando interessi privati di periferia nel centro antico.
Furono immesse sul mercato abitazioni per 150.000 abitanti; in questi nuovi quartieri verranno trasferiti in larga misura gli abitanti del centro storico, per motivi di sicurezza pubblica, causa le pessime condizioni statiche di molti edifici lasciata degli eventi bellici, e per motivi igienici e sanitari, dovuti sia al sovraffollamento sia alla scarsa dotazione tecnologica delle reti di sottosuolo e degli stessi immobili.
Un’altra corrente di pensiero, durante gli anni ’60, dibatteva sul valore storico-culturale dei centri antichi delle città italiane, sulla qualità ambientale urbana (dotazione di servizi connessi alla residenza) e su un diverso regime dei suoli urbani. Questo porterà alla codificazione di una nuova proposta di legge urbanistica la legge nazionale n. 765/67 denominata “ponte” per il suo carattere transitorio ed al decreto ministerile n. 1444/68 che stabiliva nuove regole per le densità edilizie il rapporto con gli spazi aperti e la dotazione minima di servizi.
Durante gli anni ’70 la legge nazionale n. 10/77 “Norme per la edificabilità dei suoli”, che riduceva il diritto ad edificare rimandando alla concessione edilizia onerosa (sostitutiva della licenza non onerosa) l’acquisizione di tale diritto, e la legge nazionale n. 457/78 “Norme per l’edilizia residenziale”, che prevede al Titolo IV la possibilità di reperire edilizia ai fini residenziali attraverso interventi di recupero del patrimonio esistente, sancirono la priorità al recupero (d’interesse generale) sulla nuova edificazione (interesse di mercato).
Quello stesso anno, in ritardo di 30 anni, la Regione Sicilia approvò la propria legge urbanistica fondamentale, la legge regionale n. 71/78, adottando in parte le disposizioni della L.U. nazionale n. 1150/42.
A Palermo il cambiamento legislativo fu recepito tramite le varianti al Piano regolatore del 1962, le quali non contrasteranno l’aggressione edilizia, più o meno regolare, della Conca d’Oro (protrattasi fino alla soglia degli anni ’90). La scelta (meglio conferma) di terziarizzare il centro urbano consolidato e di avvolgere il centro storico in queste funzioni ne aggravò inoltre la marginalità e ne incrementò la pressione veicolare di passaggio ai margini; anche la localizzazione di alcune attrezzature di interesse territoriale, non seguita da apposite politiche, non incentiverà un processo policentrico di riqualificazione.
Tutto ciò non comporterà sostanziali cambiamenti di rotta sui problemi connessi al recupero fisico ambientale delle aree degradate della città, fatto strano che tra queste vi fosse anche il centro storico, area centrale, in cui gli interessi di mercato in molte altre città lo rifondano quale centro rappresentativo e culturale, immagine di città.

Carlo Borzelliere

tratto dalla tesi di Laurea in Ptua di Cinzia Bondì e Carlo Borzelliere dal titolo "Contesto sociale, politiche pubbliche e trasformazioni urbane nel mandamento Castellammare: un percorso conoscitivo tra strumentazione tecnica e approccio comunicativo" relatore prof F. Lo Piccolo