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Statuto

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martedì 4 maggio 2010

Riflessioni sulle politiche sul centro storico di Palermo dal 1945 ad oggi (II parte)

Dal 1978 cominciarono i lavori per il Piano programma del centro storico di Palermo, affidati a Giancarlo De Carlo, Umberto Di Cristina, Giuseppe Samonà e Annamaria Sciarpa Borzì. Il piano fu adottato nel 1981; tale strumento si poneva come elemento di contrasto tra le politiche passate (assenti o quasi) ed il nuovo clima culturale volto all’analisi dei valori storico-iconologici e socio-culturali, finalizzata ad un recupero organico del centro antico.. Il piano programma è una variante al Piano regolatore generale, si struttura in contesti omogenei ed attraverso le “schede critiche” fissa le variabili e le invarianti urbane, adottate a tempo indeterminato dal Comune, ma affida alla formazione di piani di recupero triennale il carattere esecutivo; un esempio è il Piano particolareggiato “Castello S. Pietro”(adottato nel 1981 ma mai approvato). Nel definire le modalità d’intervento,il piano rimanda alla Regione “la promulgazione di una legge finanziaria o attuativa speciale per queste opere di immediato intervento”. Esso si pone come strumento conoscitivo e di coordinamento per i vari interventi di recupero da eseguire nel centro storico.

Anche se non potè produrre effetti apprezzabili (tranne alcune realizzazioni di piccole dimensioni urbane) proponeva una riorganizzazione del sistema dei trasporti pubblici e conteneva già alcuni principi ispiratori del “Piano particolareggiato esecutivo del Centro Storico di Palermo” (1993).
Il programma non risultò efficace per fermare l’esodo dal centro degli ultimi 50 anni; la popolazione rilevata nel censimento ISTAT 1991 sulla I circoscrizione (i quattro mandamenti del centro storico) si attestava sui 24.000 abitanti, e il dato confermò il trend negativo ma vi è stato un rallentamento dell’abbandono.Secondo i criteri delle leggi regionali n. 70/76 e n. 71/78 e della legge nazionale n. 457/78, e della consolidata cultura del restauro, fu redatto, da Luigi Benevolo, Italo Insolera e Pier Luigi Cervellati, il piano particolareggiato. Con decreto di approvazione dell’Assessorato al Territorio e dell’Ambiente della Regione Sicilia, del 13 luglio 1993 , entrò in vigore il “Piano particolareggiato del Centro Storico di Palermo”, con l’esclusione delle aree comprese negli strumenti normativi precedenti (il piano particolareggiato Castello S. Pietro per il mandamento Castellammare).

Le norme del P.P.E. fanno riferimento all’unità edilizia che ha una propria individualità storica esistente o recuperabile al fine di perseguire una logica di recupero totale, introducendo tra le modalità d’intervento della legge nazionale n. 457/78 il ripristino, il ripristino tipologico (ri-proposizione tipologica) e quello filologico (ri-proposizione integrale); inoltre, indica le demolizioni senza ricostruzione, da trasformare in spazi di uso comune,e delle superfetazioni non storicizzate.

Il piano asserisce l’importanza del mantenimento delle storiche attività commerciali ed artigianali organizzate nei mercato o nelle vie dei mestieri, delle attrezzature culturali, sociali e scolastiche, religiose, civili, collettive, dei servizi burocratici ed amministrativi.Gli obiettivi del programma sono rivolti: alla difesa del disegno urbano storico; alla valorizzazione del segno urbano della città murata; all’eliminazione della circonvallazione a mare, alla sistemazione della Cala e del fronte a mare del centro storico; alla creazione di un sistema del verde a monte e ri-organizzazione del traffico di passaggio; alla sistemazione del piano del Palazzo delle Aquile; alla tutela dello spazio semirurale del Papireto, unica per tipologia all’interno del perimetro murario; all’integrazione degli spazi inedificati con il sistema degli spazi pubblici; ed infine alla connessione dei manufatti e aree archeologiche all’organismo urbano.

Il piano particolareggiato istituisce un apparato amministrativo con l’Assessorato al Centro Storico, con il compito di gestire e controllare le trasformazioni urbane.

L’emanazione della legge regionale n. 25/93 dichiara la pubblica utilità del recupero del centro storico di Palermo e finanzia lo stesso; inoltre vincola il comune: ad acquisire e recuperare edilizi fortemente degradata, da destinare con particolare riguardo alla residenza; ad acquisire e recuperare edilizia monumentale da destinare a finalità pubbliche; a recuperare edifici le cui caratteristiche richiedano particolari interventi utili a fornire modelli-guida per gli altri operatori; a realizzare reti tecnologiche di sottosuolo ed insiemi organici di spazi aperti; all’approvazione di un programma d’uso del patrimonio comunale del centro storico; ad istituire un parco alloggi pubblico in cui trasferire gli abitanti residenti temporaneamente trasferiti

La legge finanziaria stanzia circa 50 milioni di euro per incentivare il recupero dell’edilizia privata ricadente nel piano particolareggiato, escludendo alcune categorie di contributo, invece, per quelli inseriti in aree soggette ai piani particolareggiati precedenti, il comune, di conseguenza, emana dal 1995 al 1999 4 bandi pubblici per la re-distribuzione dei fondi, tramite graduatorie, della legge regionale n. 25/93. Al fine di agevolare il recupero del centro storico sono stati dimezzati gli oneri di urbanizzazione e i costi di costruzione, sono ammessi al contributo persone fisiche e cooperative (condomini), formatisi ai sensi della legge regionale n. 71/78, ed esclude imprenditori o cooperative edili; il fine è quello d’impedire una facile speculazione oltre che sul valore del suolo anche sui costi di recupero.

L’erogazione del contributo ai beneficiari è subordinata, per i residenti e non che abbiano la piena disponibilità dell’immobile, per i primi ad abitare l’immobile per i successivi dieci anni, per i secondi ad usare personalmente l’immobile secondo le destinazioni d’uso prevista nello strumento urbanistico. Per i beneficiari non residenti e che non abbiano la piena disponibilità dell’immobile grava l’obbligo o di abitare o di mantenere l’immobile in regime di locazione, ai sensi della legge nazionale n. 392/78 sull’equo canone, per i successivi dieci anni dalla fine dei lavori di recupero. Il controllo all’adempimento di tali oneri viene affidata alla facoltà dell’amministrazione comunale; questo quadro normativo indica la particolare attenzione all’aspetto dell’uso e della residenza in linea al recupero socio-demografico del centro antico. Il piano incentiva il recupero dell’edilizia di proprietà privata stanziando circa 50 milioni di euro, e vincola il beneficiario all’utilizzo diretto previa la decadenza del contributo; concede gli stessi contributi anche a cooperative (condomini), formatisi ai sensi della legge regionale n. 71/78, e ne dispone vincoli per l’utilizzo.
Inoltre, esso esplicita che non potranno accedere al contributo imprese o cooperative edili; il fine è quello d’impedire una facile speculazione oltre che sul valore del suolo anche sui costi di recupero; si orientano così politiche pubbliche che ostacolino gli scopi di lucro su un bene primario, qual è la casa.

2 commenti:

Schillagi Carmelo Cesare ha detto...

Ciao ragazzi.
ho fatto una faticaccia a trovare pure la prima parte, ma alla fine ho letto tutto. Permettetemi qualche riflessione. Sono molto corioso di sapere come viene vista la città di Palermo da chi la vive.
Spesso mi è capitato di leggere racconti come questi che vogliono legare l'urbanistica locale al quadro normativo nazionale in uno stringente rapporto di causa-effetto. Vedo con piacere che la mia formazione non è dissimile da quella che produce i professionisti di tutta Italia. E i lavori che produciamo sono del tutto simili, ma questo comincia a piacermi già meno. Ad esempio, quando si utilizza il termine "speculazione" in maniera uniforme per tutto il territorio forse si commette un errore. Perchè la speculazione di bologna o roma non è la stessa di catania, palermo o napoli. Ha pesi diversi e vede attori diversi (soprattutto in passato). Credo che la generalizzazione con cui si effettuano queste analisi comprometta fortemente il loro valore di giudizio. Prendete per un attimo "gomorra": si parla di intere città costruite ad uso e consumo delle mafie. Da buon urbanista probabilmente parlerei semplicemente di "interessi privati", ma commetterei un errore di valutazione atroce. Chi non conosce le vicende di palermo magari leggerebbe questo testo pensando ad una città tipicamente europea con la perenne "disputa" tra pubblico e privato. In realtà si è trattato di una "guerra" che ha bisogno di essere raccontata attraverso i suoi "bollettini di guerra".
Non voglio sembrare esagerato, ma sono scettico verso gli stumenti di lettura che ci ostiniamo ad utilizzare tout court. Ormai le migliori analisi urbanistiche le troviamo sui romanzi o nei film e questo dovrebbe far riflettere la nostra categoria...
Come la vedete?

Marcello ha detto...

Spero che Carlo, l'autore del post, esprima in tempi brevi il suo pensiero a riguardo. Nel frattempo anch'io mi sento di esprimere qualche riflessione sull'argomento. Credo che un rapporto dialettico tra urbanistica e normativa ci sia, anche perchè nella storia italiana alle leggi urbanistiche sono sempre seguite azioni e politiche in riferimento alle leggi che man mano sono state approvate ed inoltre, se si considera il piano come una norma di carattere regolativo questo rapporto causa-effetto risulta quasi del tutto intrinseco all'urbanistica e alla pianificazione.
Per quanto riguarda il concetto di speculazione condivido pienamente con te la questione di cercare di distinguere i "vari tipi di speculazione" a secondo del territorio e del contesto socio-economico-politico in cui tale fenomeno si è verificato in quanto presenta caratteristiche ed effetti del tutto diversi. A Palermo, come in altre città del sud Italia, il fenomeno speculativo è stato fortemente spinto dall'interesse mafioso che all'epoca era un tutt'uno con la politica, al contrario di altre città dove preminente era l'interesse privato dei grandi gruppi imprenditoriali. La speculazione avvenuta nella nostra città è stata incentrata sulla nuova edificazione, interi quartieri costruiti tra gli anni cinquanta e settanta hanno dato vita al cosiddetto "sacco" di Palermo, nella complicità della politica e della mafia. L'espansione edilizia è stata abnorme rispetto alle reali esigenze di crescita tant'è che i vani costruiti risultano nettamente superiori a quelli che erano necessari e la colata di cemento ha praticamente occupato, saturandola, quasi tutta la superficie del territorio comunale. Questi nuovi quartieri, molto spesso di pessima qualità architettonica e privi dei servizi minimi come scuole, verde, parcheggi, etc hanno sacrificato numerosi beni architettonici, come per esempio villa Deliella in via Libertà e le numerose ville liberty della Piana dei Colli. Nello stesso periodo il Centro Storico è stato abbandonato e come evidenziato nel post di Carlo ha subito un lento declino. Soltanto negli ultimi anni con l'approvazione del PPE e con i bandi che erogano contributi ai proprietari si sta cercando di recuperare il centro antico, anche se si tratta di un recupero immobiliare, piuttosto che di riqualificazione urbanistica e del tessuto economico-sociale, infatti il fenomeno della gentrification e della sostituzione degli abitanti sta lentamente avvenendo. Credo, come te, che contestualizzare i fenomeni e le trasformazioni urbane sia molto importante e se troviamo delle risposte nei libri o nei film bisogna utilizzare al meglio questi altri strumenti di analisi, che possono dare un contributo fondamentale alla nostra figura professionale.

Marcello Blanda