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Statuto

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lunedì 19 novembre 2012

I Cantieri di Fa' la cosa giusta

Le tre giornate di Fa' la cosa giusta che si sono svolte tra il 19 e il 21 ottobre ai Cantieri Culturali della Zisa di Palermo, hanno permesso alla città, e a chi da diverse parti della Sicilia era presente, di ragionare su temi importanti che interessano gli stili di vita della collettività quali: sostenibilità ambientale ed economica; agricoltura ecologica; commercio equo e solidale; città, territorio, architettura e desing; etica e consumo critico; salute, meditazione e spitirualità; etc.. Tre giornate ricche di incontri, convegni, laboratori, proiezioni e mostre che hanno permesso di vivere gli spazi dei Cantieri facendo, appunto, la cosa giusta.    
Giusta o sbagliata che sia, una cosa è certa: palermitani e non si sono ritrovati fruitori di uno spazio che da tempo era stato sottratto alla città, nonché a chi da ogni parte della Sicilia conosce e vuole sperimentare con maggiore forza le potenzialità dei Cantieri. 

[Foto: mondellolido news - ph. Alessia Gatta]

Sala Perriera - Parco della Favorita: costo o risorsa?

Tra i tanti incontri evidenziamo l'Open Space sul Parco della Favorita svoltosi nello spazio della sala Perriera ai Cantieri. Parco della Favorita: costo o risorsa? Questo il tema principale dell'incontro. L'approccio con il quale si è affrontato l'argomento è stato abbastanza partecipativo e diretto e tutti hanno avuto la possibilità di esprimere il proprio pensiero sulla questione del parco palermitano. All'incontro era presente anche Giuseppe Barbera, Assessore all'Innovazione, Ambiente e Diritti degli animali.

L’Open Space è stato promosso dal Comune di Palermo, in collaborazione con ClacTLL Sicilia, NextNeu Noi e The Hub Siracusa che ha facilitato l’evento.

Tra i vari tavoli di discussione che hanno animato il confronto (tavoli con tematiche generate dagli stessi  partecipanti) uno era dedicato alla progettazione del Parco. Nell'ambito di questa discussione si è parlato di "futuro Parco" in quanto ci si è resi conto che, ad oggi, nonostante la grande quantità di verde presente sull'intera area (Palermo nord -  zona stadio Barbera) non possiamo parlare di un vero parco urbano. 
L'assenza di una seria e appropriata progettazione del parco è una delle ragioni per cui a tutt’oggi, lo stesso, non viene vissuto e fruito in pieno per l’impossibilità di poter sfruttare in maniera adeguata tutte le possibili risorse e potenzialità. Si è convenuto che da molto tempo, ormai, la città di Palermo non favorisce la soluzione di temi importanti della città per mezzo di concorsi di progettazione. In questa città non si progetta più. E ancora, progettare il parco non vuol dire consumare suolo verde pubblico e modellarlo a piacimento del progettista in base a modelli che nulla hanno in comune con la storia e le specificità naturalistiche dell'antica Real tenuta della Favorita. Inoltre, si è tenuto presente che l'area è compresa nella zona B di pre-riserva del Monte Pellegrino che tra i vari obiettivi contiene la tutela delle componenti naturalistiche ed etnico-monumentali del parco. 
Con questo non si è voluto mettere l'accento su un ragionamento di tipo conservativo: lasciamo tutto così com'è. Viceversa, si è ragionato su: disegno del parco; progettazione partecipata (coinvolgimento della cittadinanza nei processi di trasformazione del parco - progettazione dal basso); attività e servizi; mobilità interna al parco (bike sharing, navette ecologiche, etc.) ma anche esterna (parcheggi, piano urbano del traffico, etc.)  e sua capacità di attrazione urbana e territoriale; alternative di connessioni tra Mondello e il centro città (tentativo di accrescimento del senso di vicinanza dell'antica borgata marinara e del suo intorno al resto della città - riconoscimento del parco come nuovo elemento di unione anziché semplice connessione viaria e comodo accesso per raggiungere Mondello); valorizzazione di antichi percorsi presenti alle pendici del Monte Pellegrino (elementi di connessione tra Mondello e il parco); costi; programmazione e gestione.

[Foto: ecoo.it]

Riflessioni

Gli argomenti in sintesi sopra elencati sono strettamente connessi con la pianificazione ambientale, urbana e territoriale, e con la capacità di un'Amministrazione comunale di rendere operativo un progetto di trasformazione urbana di una parte di città, come può essere la progettazione di un parco urbano pubblico. 
La realizzazione di un parco di queste dimensioni, infatti, oltre agli elementi fisici e spaziali, deve necessariamente tenere conto degli aspetti legati alla sua programmazione e gestione, per dare seguito alle trasformazioni ambientali, territoriali e socio-economiche che su di esso graverebbero. Programmazione e gestione basate su criteri di manutenzione ma anche di monitoraggio continuo dei processi di trasformazione interni ed esterni al parco e valutazione delle possibili attività da destinarvi, dei servizi da offrire e delle opere da realizzare, individuando, inoltre, fondi utili al loro finanziamento.
Attività, servizi e interessi collettivi come: il gioco e lo sport, attività di socializzazione, attività culturali, naturalistiche e ricreative, attività legate all'escursionismo e alla speleologia, attività di sensibilizzazione alla sostenibilità ambientale, etc..

L'Amministrazione comunale ha un ruolo importante per gli sviluppi futuri del parco. Essa deve agire affinché qualcosa cominci a muoversi e rendersi realmente operativa. 
Progettare il parco dentro il parco, ad esempio, potrebbe essere un modo per far incontrare e dialogare cittadini e Amministrazione, ovvero, utilizzare un luogo fisico, magari già esistente, all'interno del parco per lavorare su proposte e possibili scenari; un punto di riferimento capace di accogliere le istanze provenienti dalla cittadinanza, traducendole, insieme ai progettisti, in opere concrete al servizio della collettività. 

[Foto: Cantieri che Vogliamo]

Bottega Incontri - Progetti per Palermo

Altro incontro delle tre giornate da evidenziare, curato da neu [nòi], è quello tenutosi alla bottega incontri dei Cantieri, con il tema: Progetti per Palermo
Tra i progetti presentati, l'idea di microinterventi di ricucitura del tessuto urbano ricadenti su alcune parti del centro storico di Palermo, facendo riferimento a tre tipologie di percorso: dei mercati, dei musei e del verde.
Il primo percorso metterebbe in connessione il sistema dei mercati storici (Ballarò, Vucciria, Capo), includendo nuove proposte di mercato (area Casa Professa e Piazza Borsa) e quelli già esistenti (Via Bandiera). Il secondo percorso si estenderebbe seguendo l’asse di Corso Vittorio Emanuele, coinvolgendo i musei che vi gravitano attorno. Il terzo percorso individuerebbe microinterventi di pedonalizzazione in riferimento al sistema del verde, principalmente distribuito sui mandamenti Tribunali e Castellammare. Questi percorsi, inoltre, si confronterebbero con un progetto parallelo nel web, caratterizzato da un’offerta di servizi, informazioni e feedback che darebbero al cittadino la possibilità di interagire maggiormente con lo spazio che lo circonda. Oltretutto, il progetto offre spunti interessanti che riguardano il rapporto tra lo spazio costruito e alcune delle dinamiche sociali, culturali ed economiche che caratterizzano gli ambiti funzionali dei percorsi. 

Riflessioni

Il tema della pedonalizzazione è, o dovrebbe certamente essere, uno dei più discussi nell’ambito delle scelte delle politiche urbane palermitane riguardanti la sua parte di città più antica: il centro storico.
Operare per mezzo di microinterventi sarebbe una delle possibili alternative progettuali capaci di agire sul tessuto urbano. Si sperimenterebbe così, anche se a piccole dosi, qualcosa che è molto vicino ai cambiamenti dei nostri stili di vita: priorità al pedone piuttosto che all’auto; minor inquinamento atmosferico e acustico; migliore fruibilità delle attività commerciali e degli spazi pubblici (maggiore possibilità di condivisione e socializzazione); possibilità di vivere con sana lentezza lo spazio urbano, i vicoli e i cortili (riappropriazione della città antica e del suo immenso valore storico e artistico); etc..
Occuparsi seriamente di questi spazi significa attuare processi di riqualificazione e rigenerazione urbana; indagarne tutte le componenti e dinamiche che interagiscono con aspetti legati alle valenze ambientali, al tessuto urbanistico, alle specifiche emergenze monumentali e al tessuto sociale, economico e culturale, composto da chi abita questi spazi o da chi in vari modi ne è fruitore.

Gli interventi ricadenti sul centro storico devono necessariamente confrontarsi con il resto della città, soprattutto con gli ambiti urbani a diretto contatto. In molte città, dove è stata operata la chiusura parziale o integrale del centro storico, si è operato preliminarmente ad attuare tutti quei provvedimenti in grado di garantire ai cittadini un’efficiente ed efficace fruibilità e vivibilità urbana (anche in riferimento a tutte le altre parti urbane). Una città come Palermo non dovrebbe essere da meno e guardare alla chiusura totale del centro storico non sarebbe un’utopia, se si mettessero in atto le più appropriate pratiche di governo del territorio. 
Sarebbe auspicabile, dunque, una pedonalizzazione anticipata e/o accompagnata da interventi di pianificazione e progettazione urbana, che consentano, per esempio, la regolamentazione della mobilità urbana e del sistema dei parcheggi (Piano urbano del traffico), dei diversi ambiti urbani (Piani particolareggiati esecutivi, Programmi di riqualificazione urbana, etc.), dei servizi e delle attrezzature pubbliche, degli spazi interstiziali, etc.. Interventi capaci di consentire, oltretutto, la formazione di pratiche partecipative, aprendo spazi di dialogo e confronto tra cittadini, progettisti e amministratori. 
Anche in questo caso l’Amministrazione avrebbe l’occasione di accogliere le istanze provenienti dai cittadini traducendole in progetti concreti. Questo consentirebbe a fare emergere le molteplici criticità e risorse del luogo, siano esse legate ad aspetti di tipo materiale che immateriale (spazi pubblici, servizi di trasporto pubblico e collettivo, attività di commercio e artigianato, patrimonio interculturale, etc.). 
Già da diversi anni, in questa parte di città, giungono segnali di rinascita: dalle associazioni, dai movimenti, da comuni cittadini, da chi sente l’esigenza di diffondere un nuovo modello di vita collettiva. Un centro storico chiuso al traffico automobilistico diverrebbe, ancor di più, un centro aperto alle idee, alla progettualità, all’integrazione culturale, al turismo e al commercio, alle interazioni e agli scambi, alle nuove sperimentazioni urbane (per es. concorsi di progettazione urbana), agli eventi ludici e ricreativi (spettacoli, sport, musica, arte, etc.), alle innumerevoli iniziative che su di esso possono generarsi.
Creare le condizioni affinché sia possibile operare in tale direzione è una scelta che presuppone un’adeguata volontà politica e amministrativa, da proiettare strategicamente e nel lungo periodo. 

Salvatore Abruscato
Pianificatore Territoriale

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